L'auto elettrica non salverà il mondo

Lino Guzzella, nato nel 1957 Zurigo (Svizzera), è un professore binazionale (svizzero e italiano) presso l'Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo. E' professore presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Ingegneria dei Processi dal 1999. Nella sua ricerca, Lino Guzzella lavora sulla modellazione e ottimizzazione del modello di assistenza e il controllo delle tecnologie energetiche e sistemi meccatronici.

 

 

 

Il team del professor Guzzella ha progettato la PAC-Car II, un veicolo a celle a combustibile a idrogeno che ha vinto il Globe Award Energy nel novembre 2005. Secondo i calcoli del team, la vettura utilizzata l'equivalente di un litro di benzina per percorrere 5.385 chilometri.

Tratto dal libro VOLT l'auto elettrica non salverà il mondo di Enderlin Serge

 

Contrariamente alle affermazioni dei suoi sostenitori [L'auto elettrica] non è una soluzione per l'ambiente urbano ma un nonsenso ecologico. In città la gente si deve spostare a piedi, in bicicletta, o con mezzi pubblici. Non abbiamo nessun bisogno di un'auto specifica per la città. Sul piano ambientale è assurdo, vista la provenienza dell'elettricità che alimenta questi veicoli. Promuovere le auto elettriche su vasta scala significa incoraggiare le centrali nucleari e quelle a carbone, perché per il momento non c'è altra soluzione. Sicuramente non le energie rinnovabili, che hanno già l'arduo compito di sostituire in via definitiva l'elettricità prodotta dalle centrali nucleari e termiche (che funzionano a carbone, gas e qualche volta a petrolio). Queste assicurano il fabbisogno quotidiano, come il riscaldamento. E adesso dovrebbero anche garantire la mobilità? Significherebbe utilizzare due volte la stessa energia e cercare nuovi clienti per nuova elettricità, mentre la sfida consiste nello stabilizzare l'attuale consumo di corrente prima di riuscire eventualmente a ridurlo.

 

Il ricercatore svizzero non risparmia neanche il cuore delle auto elettriche, la batteria. Sostiene che per riuscire, in un futuro non troppo lontano, a dimezzare il costo per chilometro orario dovrebbero essere prodotti accumulatori in grandi quantità – cosa che nessuno è in grado di fare al momento. I progetti non mancano, ma andrebbero costruiti dei nuovi impianti molto costosi. Secondo Guzzella, è la resa energetica dei motori elettrici il problema: “Il progresso sarà marginale. Del resto, il motore elettrico esisteva già prima del motore a combustione interna. Perché non ha avuto il sopravvento? Le leggi della natura sono rinnovabili. Molti anni, persone e risorse finanziarie sono stati messi al servizio della ricerca di soluzioni a più alto rendimento, ma siamo sempre allo stesso punto. Attualmente, un chilo di carburante diesel contiene venticinque volte più energia meccanica che un chilo di batteria agli ioni di litio di ultima generazione”. Per questo motivo, il professore dichiara che la miglior strada è.... perfezionare il buon vecchio motore a benzina. Viva il petrolio?

 

Secondo Guzzella, il suo consumo medio si aggira intorno ai sette litri ogni cento chilometri. Quelli ad alto rendimento ne utilizzano meno di quattro litri ogni cento chilometri, il che da un'idea del margine di miglioramento. “Passare da sette a quattro litri ogni cento chilometri ridurrebbe già il 40% il consumo di benzina e diesel” ha spiegato Guzzella al quotidiano svizzero Le Temps. “In una ventina di anni, avremo delle vere auto (quattro, cinque posti, autonomia di 600 – 700 chilometri) e dei costi ragionevoli (meno di 15mila euro) con un consumo di 2,5 litri ogni 100 chilometri”. Perché ciò accada, dovremo prima di tutto alleggerire le auto, assolutamente troppo pesanti. “Due tonnellate per trasportare una persona non ha senso. Inoltre l'aerodinamica ha ancora delle grosse potenzialità, così come gli pneumatici e l'attrito al rotolamento.

 

Ed ecco dunque un confronto tra ricercatore scettico, è il suo mestiere, e l'imprenditore entusiasta, anche per lui il suo mestiere. Guzzella, da svizzero prudente, diffida delle soluzioni affrettate e inorridisce di fronte al vocabolario militante delle soluzioni già pronte. Come tante altre, la storia dell'energia è popolata di sogni chimerici dai destini contraddittori. Per qualche successo, quanti fallimenti?

Il realismo di anticipazione

Tra fantastici modelli tridimensionali e lunghe pubblicazione pregne di grafici e di numeri per promuovere auto elettriche, l'unica riflessione che mi ha convinto realmente è stata quella di Richard Heinberg che è un filosofo dell'ecologia industriale, noto sopratutto per la sua collaborazione con il Post Carbon Institute, un gruppo di ricerca sul futuro della nostra società globale minacciata dalla rarefazione delle risorse disponibili, a cominciare dagli idrocarburi che determinano il nostro stile di vita da più di un secolo.

Secondo Heinberg l'auto elettrica è sbagliata perchè si basa sul principio della sostituzione. Usare degli elettroni al posto del petrolio perchè quest'ultimo rovina l'ambiente è una banalizzazione del problema, in quanto il costo energetico della sola ricarica di batterie (che avviene con il petrolio) è almeno 25 volte superiore rispetto all'utilizzo diretto della risorsa fossile tal quale. 

 

L'umanità deve rendersi conto che siamo entrati in una nuova era, quella della fine delle possibilità. L'innovazione non consisterà più nell'eludere il problema grazie alla nuove tecnologie, perchè ormai l'intero pianeta ne ha accesso, Cina compresa. Con l'arrivo della Cina al banchetto globale finisce la grande abbuffata. Entriamo finalmente in una nuova era della frugalità. 

L'intelligenza consisterà proprio nel riuscire a prosperare in queste nuove condizioni.

Le materie prime sono limitate per definizione, perché già oggi, ogni anno, “consumiamo” le risorse di quasi un pianeta e mezzo. In altre parole ogni anno utilizziamo il 40% in più di quello che dovremmo consumare perché le risorse abbiano il tempo di rinnovarsi. Questa scarsità la aspettiamo da tempo. Succede allora che il riscaldamento climatico impazzisca, e che il modello economico e finanziario sia in perdita e la crisi planetaria dell'indebitamento ne è una dimostrazione. In altre parole non si tratta di più di capire se in futuro ci sposteremo con un'auto elettrica o a benzina, ma di trovare il modo di spostarsi molto meno.

Non si tratta più di decrescita, ma di realismo di anticipazione.

 

Abbiamo fatto della crescita la chiave di volta del nostro sistema, ottenuta conquistando territori vergini e, molto spesso, sfruttando le risorse di coloro che non avevano mezzi per difenderle. Nel mondo multipolare questo sistema non è più possibile. I limiti si impongono da soli. La crescita misurata in termini di PIL non prende in considerazione il peggioramento della qualità di vita che implica. Il cambiamento climatico ci ricorda ogni giorno che le tecnologie non ci permettono di trovare una soluzione, ma al contrario ci fanno avvicinare ogni istante al momento della verità