Rubrica di ...... Parole, Pensieri, Normative e Riflessioni sul tema della mobilità sostenibile in Italia

di Mirko Chiavacci, butese, Architetto e Urbanista, si occupa di viabilità, moderazione del traffico e della qualità nella gestione del processo e del progetto di pianificazione urbanistica nella ciità di Amstelveen (Olanda settentrionale) presso Vrije Universiteit Amsterdam. Proprietario di velomobile!

Contatto personale:  MKchiava71@gmail.com

Prevenire il traffico

La mobilità è considerata una conquista importante della nostra società, ma a quale prezzo? Ogni anno in Italia 6500 persone, sopratutto giovani, muoiono in incidenti stradali; in Europa sono 50.000, nel mondo quasi mezzo milione.

In Europa gli incidenti stradali sono la principale causa di morte per gli individui di età inferiore ai 40 anni. I trasporti motorizzati sono responsabile del 22% della produzione di anidride carbonica (effetto serra), del 58% degli ossidi di azoto (piogge acide) e di alti inquinanti (ossidi di zolfo, monossido di carbonio, composti del piombo). Il 30% del consumo energetico totale corrisponde al carburante utilizzato per il trasporto. In Europa il traffico comporta ogni anno perdite per 250.000 miliardi di euro in seguito a ingorghi stradali, incidenti,danni alla salute e all'ambiente.

Le strade costruite per le automobili sono sempre di più e sempre più trafficate, e cosi siamo costretti ad andare più lontano per trovare un posto che ci piaccia;nelle città lo spazio è tutto occupato dalle auto.

La conquista della mobilità ha l'effetto di allungare gli spostamenti invece di ridurre i tempi di viaggio. Alla fine degli anni '80 gli americani con le loro automobili impiegavano mediamente lo stesso tempo per spostarsi a piedi o in autobus.

Seguendo l'esempio di Ivan Illich, abbiamo provato a calcolare quante ore un italiano dedica in media alla sua automobile, contando il tempo che passa in auto e le ore di lavoro necessarie per pagarsi l'auto, il carburante e le spese fisse; ne risulta un totale di 1.200 ore all'anno per una percorrenza di 10.000 Km. Ciò significa che è necessaria un'ora di tempo per percorrere 8 Km; le popolazioni che si spostano a piedi procedono quasi alla stessa velocità, con il vantaggio di poter andare da pertutto e non solo lungo le strade asfaltate.

Cosa possiamo fare per prevenire il traffico?

Innanzi tutto tenere conto della vicinanza nei criteri per scegliere la nostra desti nazione. Perché attraversare tutta la città per reperire un particolare prodotto o servizio quando vicino a casa se ne trova uno molto simile? Il nostro tempo vale cosi poco? Una volta scelta la destinazione, il secondo modo per prevenire il traffico è preferire i mezzi pubblici e la bicicletta. Chi riesce a prendere l'abitudine di utilizzare l'autobus o il treno inquina di meno, consuma meno risorse, risparmia sulle spese dell'auto e si trova con del “tempo liberato” in più per leggere. Rispetto al numero di persone trasportate, l'autobus consuma un ottavo dell'energia ed occupa meno di un decimo dello spazio stradale richiesto dall'automobile.

In molte città europee la congestione del traffico porta a tempi di spostamento che erano normali all'epoca delle carrozze. Se misuriamo il tempo per di trasferimento da porta a porta, scopriamo che per distanze entro gli 8 km la bicicletta arriva prima dei mezzi motorizzati. Siccome la metà di tutti i viaggi in auto si compie su percorsi non più lunghi di 5 km, molti potrebbero passare all'uso quotidiano della bicicletta risparmiando tempo oltre che denaro. In questo modo il traffico sarebbe più scorrevole e arriverebbero tutti prima, automobilisti compresi.

La bicicletta utilizza un centesimo delle materie prime necessarie presenti nell'automobile e dura il doppio. Ogni volta de ci muoviamo in automobile, o che una merce viaggia su un camion, scarichiamo sulla collettività una serie di costi legati all'utilizzo delle strade, all'inquinamento e agli incidenti; questi costi non sono pagati direttamente dall'utente della strada in base a quanto consuma o inquina, ma divisi tra tutti secondo una logica “condominiale". In questo modo nelle merci che acquistiamo il costo del trasporto è bassissimo (dall' 1 al 4%), e riflette solo una parte dei costi complessivi, che comunque ci tocca pagare con le tasse.

L'avvicinarsi alla fine delle delle risorse fossili e la necessità di ridurne comunque il consumo che è causa delle pesanti crisi ecologiche che porteranno a gravi conseguenze per la vita del pianeta, ci fa pensare che il tema della mobilità dovrà essere affrontato al più presto da tutti i tipi di istituzione (Comune; Regione; Stato; Europa) sperando che la politica non continui come adesso a promettere ponti, viadotti, rotatorie e privatizzazione dei trasporti pubblici vendendoli come “soluzione alla mobilità” condannando così a morte certa tutte le comunità, non resta che iniziare (o continuare) il cambiamento personale con l'adozione di buone pratiche e partecipando a progetti di mobilità alternativa.

Il mistero delle piste ciclabili

Lo sviluppo della mobilità sostenibile realizzata con i mezzi a propulsione umana, quali la bicicletta classica e reclinata, ma anche la velomobile, passa dallo sviluppo di percorsi ciclabili adatti a sostituire le più comuni vie di transito. Purtroppo in Italia osserviamo spesso alla realizzazione di percorsi ciclabili in sede mista, tra loro scollegati e non utilizzati se non da qualche signora con il passeggino. Per uno sviluppo efficiente delle piste ciclabili serve quindi una volontà e una capacità politica come quella dei paesi del Nord Europa. 

 

In Italia una pista ciclabile costa almeno 10 volte di più della stessa pista realizzata in Germania, non solo spesso per ovvi motivi di carattere orografico del territorio, ma per la mancanza di linee guida precise per la sua realizzazione. Nonostante la materia sia stata ampiamente esaminata sotto il profilo legislativo e vi siano definite le dimensioni, la quantità di traffico, ecc, non esiste una vera e propria norma di riferimento per la costruzione fisica della pista, tanto che i progettisti si rifanno alle costruzioni delle strade che richiedono verifiche ben maggiori per i pesi e le forze che sono chiamate a sostenere. Si pensi ad esempio alla costruzione di un ponte: sicuramente un ponte che deve far transitare camion e auto necessita di strutture notevolmente più grandi rispetto a quelle che devono sopportare il peso di un ciclista. Eppure esiste una legge del 1998 (L. 336/98) che impone la costruzione di una pista ciclabile separa dalla sede stradale, per ogni nuova strada realizzata.

 

Come mai allora i Comuni, le Provincie e le Regioni non rispettano queste regole? Se qualcuno di voi prova a presentare una richiesta a qualche Sindaco o Presidente, la risposta viene liquidata in 2 righe, nelle quali si dice che i progettisti si attengono alla legge e di meglio non si può fare! Ma se una norma non esiste, in uno stato membro dell'Unione Europea, la pratica vuole che si prenda in esame la legge Europea stessa, per un semplice processo logico di gerarchia legislativa. Certo è difficile farlo capire a qualche Sindaco o Presidente che non ha nemmeno idea di come le leggi siano tra loro legate in base alle gerarchie, interpretando in maniera random, quando il Regolamento Comunale, quando il TUEL, quando la Costituzione per giustificare i loro comportamenti spesso poco trasparenti.

 

Ci dovremmo tuttavia interrogare su come mai, un organo politico, ovvero decisionale, ha alle proprie dipendenze sempre gli stessi tecnici, che lavorano su "chiamata" per "conoscenza" (per gli addetti ai lavori intendo l'ex art. 90 del T.U.E.L.), piuttosto che su un curriculum o un'offerta di mercato? E perché tali tecnici, se non in grado di soddisfare le richieste della cittadinanza, non possono essere logicamente sostituiti da chi semplicemente applica una norma Europea esistente?

Del resto si può anche notare come nel nord Italia, laddove si è costruito maggiormente come in Lombardia o Emilia Romagna, esistano piste ciclabili in sede separata che affiancano le nuove strade, ma che, per un semplice caso (forse), le stesse sono interrotte ogni 5-600 metri da strade che si immettono sulla nuova via principale, così da avere istallati per ogni incrocio almeno 3 cartelli di avviso e altrettanti STOP lungo la pista che la rendono quindi scomoda da utilizzare e fanno lievitare enormemente i costi di realizzazione. Ad essere malfidati ci sarebbe da chiedersi quale ditta ha fornito e posato la segnaletica stradale e come si è aggiudicata l'appalto. Ma questa è un'altra storia.

 

Data la mia esperienza in campo lavorativo e in campo personale in quanto possessore di velomobile Mango, ho trovato interessante il progetto MO.SO.TO., ma ritengo necessaria una sensibilizzazione maggiore della cittadinanza e che la stessa intervenga nel fare pressione presso le amministrazioni locali o che sostenga chi propone un sistema di mobilità moderna, evoluta e sostenibile al fine di avere una rivoluzione nel settore della mobilità.